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Corriere della Sera
19 novembre 2008
“Unipol, immunità a D’Alema” a Strasburgo voto bipartisan
Ivo Caizzi



Bnl-Unipol: no definitivo Europarlamento a revoca immunita' D'Alema

Bruxelles, 18 nov. - (Adnkronos/Aki)- Il Parlamento europeo ha respinto la richiesta della magistratura italiana di revocare l'immunita' parlamentare dell'ex eurodeputato, Massimo D'Alema, in riferimento alle intercettazioni telefoniche sul caso Bnl-Unipol. Riunito in seduta plenaria a Strasburgo, l'Europarlamento ha respinto la richiesta dei giudici italiani con 543 voti a favore, 43 contrari e 90 astenuti.

Guarda qui, alle pagine 24 e 25 come hanno votato


Parlamento Europeo
18 novembre 2008
Immunità di Massimo D'Alema - Una relazione all'esame dell'Aula propone di non autorizzare l'utilizzazione delle intercettazioni telefoniche e di non revocare l'immunità dell'ex eurodeputato Massimo D'Alema nell'ambito di un procedimento dinanzi al Tribunale di Milano relativo alla scalata della Banca Nazionale del Lavoro. I deputati, infatti, convengono con il GIP che le altre fonti di prova sono sufficienti a suffragare l'accusa nei confronti degli indagati e, pertanto, la richiesta della Procura «è senza oggetto» (relazione Lehne):

Vedi:

Proposta di decisione del Parlamento Europeo
sulla richiesta di revoca dell'immunità di Massimo D'Alema
(...)
Con lettera, del 28 maggio 2008, indirizzata al Presidente del Parlamento Europeo Hans-Gert Pöttering, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, ha chiesto l'autorizzazione alla utilizzazione per un procedimento penale di conversazioni telefoniche "indirette" tra una persona indagata e l'ex parlamentare europeo Massimo D'Alema.
(...)
1) Conviene in primo luogo esaminare la competenza del Parlamento europeo alla luce della richiesta della procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano.
Nel caso di intercettazioni telefoniche indirette nei confronti di un deputato l'articolo 6.2 della Legge italiana 140/2003 stabilisce che: "qualora, su istanza di una parte processuale, sentite le altre parti nei termini e nei modi di cui all'articolo 268, comma 6, del codice di procedura penale, ritenga necessario utilizzare le intercettazioni o i tabulati di cui al comma 1, il giudice per le indagini preliminari decide con ordinanza e richiede, entro i dieci giorni successivi, l'autorizzazione della Camera alla quale il membro del Parlamento appartiene o apparteneva al momento in cui le conversazioni o le comunicazioni sono state intercettate".
Bisogna ricordare che l'Articolo 10 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee (PPI) prevede, tra l'altro che: "Per la durata delle sessioni del Parlamento europeo, i membri di esso beneficiano: a. sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese...,"
In base a queste disposizioni, ed in base al fatto che l'On. Massimo D'Alema era deputato del Parlamento europeo all'epoca dei fatti, il Parlamento europeo è competente in materia.

2) In base al già citato Articolo 6 della legge italiana 140/2003, se ben si comprende, la richiesta dovrebbe riguardare l'autorizzazione all'uso di presunti elementi probatori, ma secondo la stessa Ordinanza del Giudice delle Indagini Preliminari le fonti di prova utilizzate, sono già "sufficienti a suffragare l'ipotesi accusatoria a carico di taluni soggetti già per essa indagati", cioè gli stessi terzi intercettati - i quali peraltro sono già stati rinviati a giudizio ed il cui procedimento giudiziario è già in fase avanzata.
Quindi da questo punto di vista la richiesta della Procura della Repubblica di Milano è senza oggetto.

3) Nel caso in cui la richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, venga invece considerata come una "autorizzazione a procedere" nei confronti dell'On. Massimo D'Alema, si evidenzia che l'ordinamento italiano non prevede, fin dal 1993, questo istituto giuridico e dunque in tal caso la richiesta sarebbe senza oggetto.

IV. Conclusioni

Sulla base delle considerazioni che precedono, la commissione giuridica ritiene di non autorizzare l'utilizzazione delle intercettazioni telefoniche in questione e di non revocare l'immunità dell'On. Massimo D'Alema.


radicali.it
Spiegazione di voto di Marco Cappato sull'immunità dell'On. Massimo D'Alema
Strasburgo , 18 novembre 2008

• La seguente spiegazione di Voto è stata presentata a norma dell'articolo 163 del regolamento del Parlamento europeo a seguito del voto del rapporto Lehne sull'immunità dell'On Massimo D'Alema
Come delegazione Radicale, insieme a Marco Pannella, votiamo contro il rapporto Lehne sull'immunità dell'On. D'Alema perché giunge a conclusioni illogiche, che possono solo nascere da motivazioni - o da riflessi - di autodifesa del ceto politico italiano ed europeo.
Il rapporto sostiene che la richiesta di autorizzazione a procedere è infondata perché il materiale intercettato è già sufficiente a sostenere le accuse contro gli indagati. Qualora la richiesta del PM fosse invece destinata all'imputazione dell'On. D'Alema, tale richiesta sarebbe infondata, non avendo il Parlamento a pronunciarsi secondo la normativa italiana.
Ma se davvero il materiale intercettato è inutile e la richiesta infondata e addirittura non necessaria, per quale motivo il Parlamento europeo dovrebbe decidere di "non autorizzare l'utilizzazione delle intercettazioni telefoniche in questione e di non revocare l'immunità dell'On. Massimo D'Alema" come proposto dal rapporto? Perché non adeguarsi alla decisione del Parlamento italiano che nell'ambito della stessa inchiesta ha concesso l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'On. Fassino?
Diamo volentieri atto al Gruppo ALDE di avere deciso, con la scelta dell'astensione, di non aggregarsi alla sodale unità del Gruppo Popolare europeo e del Gruppo Socialista europeo in questa dubbia decisione.


Il Sole 24 Ore
17 novembre 2008
L’onorevole si auto assolve
di Antonello Cherchi

Quando si tratta di decidere sul loro destino, i parlamentari fanno quadrato. A mettere in fila le decisioni che Camera e Senato hanno preso nelle diverse legislature, ci si rende conto che quello che è un sentire comune - ovvero, che quando possono gli onorevoli si soccorrono l’un l’altro - trova conforto nei numeri...



Il Riformista
18 novembre 2008
La grande corsa a sinistra
Rimane qualcuno a destra?
Stefano Cappellini



Rai: Veltroni a membri vigilanza Pd, Zavoli candidato
(Agi) - Roma, 18 nov
.- Il segretario del Pd, Walter Veltroni, ha riunito nella sede del partito i commissari del Pd in Vigilanza rai, assieme ai capigruppo Anna Finocchiaro e Antonello Soro, per informare sulla intesa raggiunta con la maggioranza sul nome di Sergio Zavoli quale candidato della opposizione per la presidenza della commissione di Vigilanza.
Il segretario ci ha convocati - spiega al termine della riunione Fabrizio Morri, capogruppo Pd in Vigilanza - per informarci che oggi e' stata raggiunta l'intesa con la maggioranza per eleggere Sergio Zavoli quale presidente della commissione". Certo, prosegue Morri, "l'autorevolezza del nome, la sua competenza e la stima di cui gode hanno molto aiutato a convincere la maggioranza a recedere dall'atteggiamento grave di ferita istituzionale assunto finora e che sembrava avere come fine l'umiliazione dell'opposizione". Ora saranno svolti tutti gli adempimenti tecnici, nelle prossime ore, per ufficializzare la candidatura di Zavoli. A quanto si apprende da fonti Pd, alla riunione, nonostante la convocazione ricevuta, era assente il senatore Riccardo Villari, tuttora presidente della commissione di Vigilanza Rai, che, sempre a quanto si apprende, e' stato cercato telefonicamente dal Pd senza farsi raggiungere. Ora Villari si dimettera'? "Non ho ragione - replica Morri - di dubitare delle sue dimissioni visto che le dichiarazioni ufficiali e non rese in questi giorni da Villari andavano in questa direzione, cioe' che si sarebbe dimesso quando si fosse trovato l'accordo su un nuovo nome". Il Pd, inoltre, riferisce Morri, "ha molto apprezzato il contributo dell'Idv per la ricerca di una soluzione".



Ret. Put.

"Voglio affermare davanti alla mia coscienza che mai ho ideato, mai ho avuto consapevolezza che potesse nascere quella che è stata definita 'la grande truffa in danni dei risparmiatori'".
(Calisto Tanzi, ex proprietario della Parmalat, dichiarazioni spontanee rese in aula davanti ai giudici di Milano, Apcom, 17 novembre 2008)

"La ricostruzione della contabilità parallela di Collecchio é venuta a galla quando la consulente dei pm ha aperto il cd-rom in cui Gianfranco Bocchi - braccio destro di Tonna - aveva scannerizzato i loghi delle banche usati per creare finti estratti conto. Nella memoria del disco sono spuntati infatti altri 700 file, una selva di cifre e numeri dietro cui si nascondevano da una parte i conti veri di Parmalat (quelli di cui il mercato non ha mai saputo nulla) e dall' altra quelli "truccati". Compreso un file dedicato alle operazioni più acrobatiche - persino per gli standard dei loro artefici - memorizzato ed evidenziato dal suo autore come "Ret.put.". Non l'acronimo di un nuovo sofisticato derivato, ma piuttosto la sintesi estrema del lavoro dei falsificatori di Collecchio. «Cosa vuol dire? Ma è semplice dottoressa - ha spiegato in bolognese lo stesso Bocchi a Chiaruttini - Ret. Put. per noi significava rettifica puttanate...»".
(La Repubblica, 8 marzo 2006)



La Repubblica
18 novembre 2008
G8, il monopolio della forza
Valerio Onida

(Presidente emerito della Corte Costituzionale)



Mafia: Pm Scarpinato, centinaia le assunzioni di persone vicine ai boss
Palermo, 18 nov. - (Adnkronos)
-
Sarebbero state centinaia le assunzioni di persone ritenute vicine al boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro nei supermercati di proprieta' dell'imprenditore Giuseppe Grigoli, finiti oggi sotto sequestro della Dia. A confermarlo e' il procuratore aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato, che ha coordinato l'inchiesta che ha portato al sequestro di beni per circa 700 milioni di euro, uno dei piu' grossi degli ultimi anni. Secondo gli investigatori, Messina denaro sarebbe stato "socio occulto" di Grigoli e questo gli avrebbe consentito di "crescere il suo fatturato in maniera esponenziale". E proprio Messina Denaro, "avendo potere decisionale - spiegano gli inquirenti - decideva le assunzioni nei supermercati di Grigoli di persone 'affidabili' vicine a lui"."C'e' una vera e propria filiera economica - ha spiegato Scarpinato - che arriva fino alla commercializzazione dei prodotti finali. Tutto questo crea, purtroppo, una base di consenso economico e pure sociale". "Il sequestro di oggi - ha poi aggiunto Scarpinato - e' un'operaizone molto importante perche' dimostra come il potere economico si converta in potere sociale e politico. Grigoli, grazie a Messina Denaro aveva creato un vero eproprio oligopolio nell'ambito dei supermercati della Sicilia occidentale nel settore alimentare. Questo oligopolio brucia le condizioni del libero mercato e rappresenta l'economia criminale della sopravvivenza".

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