.
Annunci online

abbonamento
0
commenti


Il Parlamento in seduta comune ha eletto Giuseppe Frigo a giudice della Corte Costituzionale
Si è riunito il Parlamento in seduta comune per l’elezione di un giudice della Corte costituzionale. Trattandosi del sesto scrutinio era necessaria la maggioranza dei tre quinti dei componenti l’Assemblea. E’ risultato eletto con 690 voti il professor Giuseppe Frigo. 
(www.camera.it, 21 ottobre 2008)


La Repubblica
22 ottobre 2008
Il difensore di Previti e di Mani Pulite in prima linea per le carriere separate
Liana Milella



La Stampa
22 ottobre 2008
Vince Fini, Frigo giudice all’Alta Corte
Ugo Magri



La Stampa
22 ottobre 2008
Intervista a Giuseppe Frigo
“Il Lodo Alfano? Non mi pare così importante”
di Francesco Grignetti



Il Sole 24 Ore
22 ottobre 2008
Intervista a Giuseppe Frigo
“Riconoscimento ai penalisti. Difenderò il giusto processo”
di Giovanni Negri


Il Giornale
22 ottobre 2008
Intervista a Gaetano Pecorella
«Bruciato da una trappola della sinistra»



Ansa
2008-10-21 21:42
La soddisfazione di Frigo: forse era destino...
Roma - Giuseppe Frigo non nasconde la soddisfazione per la sua elezione alla Corte Costituzionale e non lesina i ricordi. La candidatura gli è stata comunicata non più di 24 ore fa, ma già sa che la sua vita è cambiata. "Siete andati a ripescare episodi della mia vita che avevo persino dimenticato - confessa ai cronisti che per l'intera giornata lo inseguono al telefono - altri no, erano ancora belli vivi, ma è incredibile il lavoro di ricerca che vi siete messi a fare". E così, tra il lusingato e l'emozionato conferma o smentisce notizie al suo riguardo. Quella che conferma con piacere, sorridendo spesso, è di quando venne chiamato a difendere il pool di Mani Pulite. Lui, avvocato bresciano non coinvolto in nessuno dei processi per Tangentopoli. "Me lo ricordo come se fosse oggi - racconta - quando venni chiamato da Pier Camillo Davigo per difendere il pool davanti alla Corte Costituzionale nel conflitto di attribuzione sollevato dal Parlamento in occasione della richiesta di arresto per Bettino Craxi". "E sapete chi era la mia controparte che difendeva il Parlamento? - aggiunge - Era Giovanni Maria Flick. E mi affiancarono anche un costituzionalista: Valerio Onida, il futuro presidente della Consulta. Ripenso solo ora a tutte queste coincidenze, E' davvero incredibile. Quasi fosse un destino... Fu davvero una strana combinazione quella, riletta ora alla luce degli avvenimenti di oggi".
L'avvocato, che gestì anche il sequestro dell'imprenditore di Manerbio Giuseppe Soffiantini, racconta di quando si riuniva a Milano con i magistrati del pool di Mani Pulite per decidere la linea difensiva. "Da avversari - ricorda - presto diventammo una cordata con l'obiettivo di far valere le nostre ragioni davanti alla Corte". Antonio Di Pietro non veniva spesso a quegli incontri, "ma una volta - racconta - mi confessò che all'interno del pool non lo consideravano certo un distillatore di fini questioni giuridiche, bensì un uomo di trincea". "Flick prima dell'udienza davanti alla Corte mi disse 'vinca il peggiore' e così fu - racconta ridendo l'avvocato bresciano - perché vinse lui e noi fummo soccombenti..". Per quanto riguarda il suo stato d'animo di oggi, Frigo cerca di mantenere grande riserbo: "Vivo questo momento con la massima serenità e il massimo distacco possibile". "Se sono contento per la candidatura alla Consulta? No, più che di contentezza preferirei parlare di responsabilità - risponde - Credo che il ruolo di giudice costituzionale sia un ruolo estremamente delicato e di responsabilità ed è per questo che non rispondo alla domanda su cosa penso del Lodo Alfano. Se un domani dovessi arrivare all'Alta Corte e dovessi occuparmene, non sarebbe giusto né corretto che io anticipassi una mia posizione su un tema così 'caldo'". "Quello che posso dire però - conclude sorridendo - è che il Lodo Alfano non è certo tra le cose più importanti di cui la Consulta dovrà occuparsi...". L'auspicio, invece, è che la stessa convergenza "che si è avuta sul mio nome serva a ritrovare una grande intesa" tra i poli "sulla giustizia, così come avvenne quando si introdusse il principio del Giusto processo in Costituzione" di cui fu uno dei fautori.


La Repubblica on line

21 ottobre 2008
Roma - Salvo sorprese dell'ultim'ora, sarà Giuseppe Frigo, ex presidente dell'Unione delle camere penali, il nuovo giudice costituzionale. Dopo un'altra fumata nera, questa mattina, tra proteste e tensioni, il Pdl ha fatto il suo nome. L'Udc ha subito annunciato il suo sì, e anche il Pd, dopo alcune ore di riflessione, ha fatto sapere che voterà a favore. Frigo potrebbe essere eletto già nella votazione di questa sera alle 19...


Roma, 21 ott. (Apcom) - L'Italia dei Valori dice sì alla candidatura di Giuseppe Frigo alla Corte Costituzionale.
lo annuncia il presidente dei deputati, Massimo Donadi, a Montecitorio. Tuttavia, aggiunge, il candidato alla presidenza della commissione Vigilanza Rai resta Leoluca Orlando.

Roma, 21 ott. (Apcom) -
Il gruppo del Pd al Senato ha ratificato, in una veloce assemblea, la decisione di votare il candidato presentato dal Pdl per la Corte Costituzionale. "Il gruppo del Pd - spiega ai cronisti la presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro - voterà Giuseppe Frigo. Mi auguro che l'elezione avvenga già stasera". A chi le chiede se la scelta del Pdl di cambiare candidato comporterà dei mutamenti anche per quanto riguarda la presidenza della commissione di Vigilanza sulla Rai, Finocchiaro replica: "Sulla Vigilanza, allo stato, c'è solamente una candidatura esplicita, è quella di Leoluca Orlando, vedremo l'atteggiamento della maggioranza rispetto a una candidatura che certamente spetta all'opposizione avanzare".


La scheda


Frigo, da leader degli avvocati alla Consulta
Già presidente dell'Unione Camere penali, contribuì alla stesura del nuovo codice
Contrario allo stop sulle intercettazioni, assertore della separazione delle carriere

Roma - Ha difeso il finanziere bresciano Guglielmo Gnutti nel processo per la scalata ad Antonveneta, ma è stato anche legale di parte civile nel processo per il sequestro dell'imprenditore Giuseppe Soffiantini. E ha rappresentato Adriano Sofri nel procedimento che fu fatto in Cassazione per chiedere la revisione del processo per l'omicidio del commissario Calabresi. E' un penalista di lungo corso Giuseppe Frigo, l'avvocato che approda alla Corte Costituzionale. Ma non solo: ha contribuito alla stesura del Codice di procedura penale (una delle esperienze di cui va più orgoglioso) e da leader dei penalisti ha guidato la battaglia che ha portato all'inserimento in Costituzione del principio del giusto processo.
Bresciano, 73 anni, sposato, con due figli, Frigo affianca all'intensa attività forense, che tra l'altro lo ha visto difendere Cesare Previti nel procedimento per calunnia ai danni dei pm milanesi Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, anche quella di professore all'Università della sua città, dove insegna procedura penale e dove vive.
Per due mandati consecutivi, dal 1998 al 2002, è stato presidente dell'Unione delle Camere penali, l'organizzazione che rappresenta 9.000 legali l'organizzazione che rappresenta 9.000 legali. E da leader dei penalisti si è battuto per il giusto processo, "una realtà sigillata dalla Corte costituzionale", sottolinea con soddisfazione. Tra le sue prese di posizione più recenti, quella sulle intercettazioni, dopo che il premier aveva manifestato l'intenzione di limitarle ai procedimenti per mafia e terrorismo: "Non bisogna restringere eccessivamente le intercettazioni telefoniche in relazione al novero dei reati per cui possono essere disposte"; sarebbe meglio invece, ha suggerito qualche mese fa, "impedire di renderle pubbliche sino al dibattimento con una disciplina più rigorosa".
Convinto assertore della separazione delle carriere in magistratura, nella sua vita ha indossato solo per un giorno i panni di pubblico ministero e in un'occasione speciale: un processo storico, al Palazzo ducale di Venezia, che vedeva come imputato addirittura Napoleone. Chiarissimo nelle sue esposizioni, voce tonante, l'unico vezzo di Frigo sono i baffi all'insù, che, accompagnati ai modi squisiti, gli danno l'immagine di un gentiluomo di altri tempi.
Amante della bicicletta, è stato da giovane un accanito radioamatore. E ora si diletta collezionando libri antichi di criminalistica e di storie venete.

Corriere della Sera
29 gennaio 2007
Consulta: incostituzionale la legge Pecorella
Polemiche dopo la decisione della Corte Costituzionale
«Illegittimo escludere l’appello dei pm per i prosciolti».
Di Pietro: era una vergogna.
Castelli: sconfitti i cittadini
Dino Martirano

...Sul fronte degli avvocati, però, c’è anche Giuseppe Frigo che rimprovera ai colleghi una sostanziale latitanza quando si trattava di presentarsi davanti alla Corte per difendere la «Pecorella».

Corriere della Sera
22 gennaio 2007
Camere penali
«Un flop per noi avvocati»
Lite tra Frigo e Randazzo
Dino Martirano

La vicenda

I penalisti - Gli avvocati penalisti sono stati tra i sostenitori della «legge Pecorella». Hanno anche inserito un testo analogo nelle loro tesi congressuali

La polemica - L' ex presidente dell' Unione delle Camere penali Giuseppe Frigo ha parlato di flop della lobby degli avvocati nella vicenda della legge Pecorella, criticando le mosse dell' attuale presidente Ettore Randazzo


Roma - Scontro al vertice dell' Unione delle Camere penali. Al siciliano Ettore Randazzo, attuale presidente dell' Unione delle Camere penali, non sono piaciute le dichiarazioni caustiche del suo predecessore, Giuseppe Frigo di Brescia, sul presunto flop della lobby degli avvocati nella vicenda della legge Pecorella (anche lui un ex presidente delle Camere penali, ndr) rinviata dal Capo dello stato alle Camere per «palese incostituzionalità». Ieri sul Giornale è apparsa un' intervista nella quale l' avvocato Frigo ha riportato in superficie la vecchia ruggine che da tempo caratterizza i suoi rapporti con Randazzo. Tanto che al recente congresso straordinario di Napoli dell'Unione delle Camere penali Frigo non si fece vedere in aperta polemica con il suo successore: «Lo appresi dai giornali», spiega Randazzo. E adesso, sulla bocciatura della legge Pecorella che gli avvocati penalisti hanno assunto come manifesto tanto da inserire un testo analogo nelle loro tesi congressuali, l' avvocato bresciano noto al grande pubblico anche per il caso Soffiantini non ha risparmiato critiche severe al suo successore: «Randazzo ha sottovalutato il pericolo, troppo impegnato a protestare contro la Cirielli». E ancora: «Randazzo ha protestato solo gli ultimi giorni invece di adottare subito contromisure per contrastare le tesi dell' Anm». Ecco, a Randazzo «tanti riferimenti critici all' attuale vertice dell' unione in solo quattro colonne di intervista» sono apparsi «veramente troppi». Per l' attuale presidente dell' Unione della Camere penali, «qui non c' è lo spazio per polemizzare con Frigo. È una questione di stile, ognuno ha il suo modo di procedere. Io, certamente, una volta cessata la carica che ricopro non criticherei chi viene dopo di me alla presidenza». Nel merito del presunto flop della lobby degli avvocati rispetto alle potenti «pressioni dell' Anm», Randazzo spiega: «Le camere penali si sono battute fin dall' audizione in commissione a Montecitorio ma la nostra battaglia è diventata evidente in tv e sui quotidiani solo negli ultimi giorni con lo sciopero degli avvocati». E poi, aggiunge Randazzo, mirando alto verso il Colle: «Cosa potevamo fare di più? Non ci sono avvocati tra i consiglieri giuridici del capo dello Stato che in tre anni e mezzo ci ha ricevuti una sola volta. Noi abbiamo tentato, invano, di essere ascoltati».



Oggi
15 ottobre 2008
Farò giustizia mettendo il turbo ai processi
Intervista ad Angelino Alfano, ministro della Giustizia
di Mauro Suttora




La Stampa
21 ottobre 2008
"Soldi alle banche? Prima bisogna cambiare le regole"
Francesco Greco, procuratore aggiunto di Milano: «Titoli tossici, tutti sapevano ma nessuno ha vigilato»
Paolo Colonnello




La Stampa
21 ottobre 2008
Mamma li fondi sovrani
Lucia Annunziata



'Esteri.news'

""Comunicare la politica estera": é questo il motto adottato dal Ministero Affari Esteri
per la partecipazione al Com-Pa 2008, il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica dei servizi al cittadino e alle imprese, che quest’anno aprirà i battenti il 21 ottobre presso il nuovo quartiere fieristico della Fiera di Milano... Anche quest’anno il Ministero degli affari esteri avrà un suo stand, presso il quale i cittadini e le imprese potranno ricevere informazioni sulle principali attività di comunicazione e sui servizi offerti dalla Farnesina".
(www.esteri.it, Le iniziative del Ministero degli Affari Esteri al Salone Europeo della Comunicazione Pubblica - Milano, 21-23 Ottobre)


"Frattini ha sempre dedicato tempo e intelligenza alla comunicazione, che sa gestire con bravura naturale e che considera fondamentale per costruire rapporti civili tra cittadini e politici e per portare avanti la propria politica e carriera. Non a caso durante tutti i suoi incarichi di ministro o di commissario europeo, si é sempre tenuto a fianco - come braccio destro e consulente per la comunicazione - un personaggio colto, politicamente avvertito e competente come Tonino Bettanini che oggi ricopre il ruolo di consigliere per i rapporti istituzionali, politici e di comunicazione del ministro degli Affari esteri. Dal canto suo Frattini ha sempre mantenuto buoni rapporti con i giornalisti, a cui racconta quello che è utile e giusto far sapere, senza però mai stabilire rapporti di eccessiva confidenza".
("Comunicare si può e si deve", Prima Comunicazione, ottobre 2008)


"Ho scritto ai miei direttori che debbono sentirsi coinvolti nel produrre e promuovere una comunicazione che favorisca e illustri l'attivita' del nostro ministero... E mi attendo una produzione costante molto al di la' della sola relazione con i media. Per far questo stiamo anche preparando materiali di formazione e auto formazione; presto circolera', ad esempio, un vademecum che offre suggerimenti per meglio valorizzare la relazione con i media, soprattutto all'estero, e per estendere questo approccio a incontri con leader di opinione. Dobbiamo usare la multimedialità ed essere noi stessi fonte di comunicazione. A questo proposito é in corso anche l'esperimento di un magazine multimediale settimanale che si chiama 'Esteri.news': un'esperienza che cerchiamo di affinare".
(...)
"Bisogna mettere la comunicazione dentro l'agire politico amministrativo, non dopo. Come ancora si fa. E bisogna fare scouting nelle amministrazioni e dare la linea che comunicare si può e si deve".
(Franco Frattini, Pdl, ministro degli Esteri, "Comunicare si può e si deve", intervista a Prima Comunicazione, ottobre 2008)


Ministro, il crollo delle Borse ha attirato l’interesse, e i timori, sui Fondi sovrani. Per questo lei è andato negli Emirati?
«In realtà questa storia non nasce oggi. Un giorno dello scorso giugno Giulio Tremonti mi ha detto che occorreva valutare strategicamente il tema degli investimenti stranieri in Italia. L’idea era evitare di reagire a cose già avvenute, ma elaborare una strategia prima.
Quindi è nato un ragionamento tra il ministero degli Esteri e quello dell’Economia su come promuovere gli investimenti utili e prevenire invece quelli pericolosi. Poi c’è stata una discussione anche con il presidente del Consiglio ed è stato creato il Comitato strategico per l’interesse nazionale in economia.
E stato un lavoro un po’ in sordina, ma queste sono cose che prima si fanno e poi si dicono".
(Franco Frattini, Pdl, ministro degli Esteri, intervista a "Il Messaggero", 20 ottobre 2008)


""Lady Farnesina sono io"
Allo scoperto la fidanzata di Frattini
"Sono io la fidanzata del ministro Frattini" è lapidaria Chantal Sciuto, affascinante dermatologa di origine siciliana, che per la prima volta esce allo scoperto con un comunicato stampa. Obiettivo: ristabilire la verità sulle presunte love story attribuite all'ultimo scapolo del Governo Berlusconi. L' amore tra la dottoressa, fisico esile, capelli neri e grandi occhi azzurri, e il ministro sarebbe esploso a una cena a casa di amici.
Un vero colpo di fulmine, come sottolinea nel comunicato la stessa Chantal. "Ci siamo ritrovati tete à tete tra tanta gente e da quel momento, circa quattro mesi fa, non ci siamo più lasciati".
A colpire la dottoressa, che ha uno studio proprio a due passi dal Parlamento, sono state "la semplicità e la dolcezza" di Frattini.
Il ministro, 51 anni, divorziato con figlia 17enne, come rimarca la stessa dermatologa in un comunicato ufficiale, "è un uomo apparentemente distaccato, un fascino innegabile".
Tra le doti di lui, oltre alle sue passioni sportive, dallo sci, al motociclismo, dalle immersioni subacquee all’arrampicata sul ghiaccio, ci sono i suoi valori "importanti" come "la famiglia e l'amicizia".
"E' rispettoso e tradizionalista, cose che apprezzo e ricerco come donna del sud'' dichiara a mezzo stampa la Sciuto, che conta tra i suoi ex anche l'attore Paolo Calissano.
E dopo questa prima dichiarazione ufficiale si parla già di un'intervista esclusiva per un settimanale (anche se "l’emozione per questo amore va ben oltre una popolarità da copertina", ribadisce Chantal) e di una pubblica uscita ad Avignone, dove il ministro dovrà partecipare a un vertice il prossimo 5 settembre".
(tgcom.mediaset, 2 settembre 2008)



Esteri.old

"Frattini ha sempre dedicato tempo e intelligenza alla comunicazione, che sa gestire con bravura naturale e che considera fondamentale per costruire rapporti civili tra cittadini e politici e per portare avanti la propria politica e carriera. Non a caso durante tutti i suoi incarichi di ministro o di commissario europeo, si é sempre tenuto a fianco - come braccio destro e consulente per la comunicazione - un personaggio colto, politicamente avvertito e competente come Tonino Bettanini che oggi ricopre il ruolo di consigliere per i rapporti istituzionali, politici e di comunicazione del ministro degli Affari esteri".
("Comunicare si può e si deve", Prima Comunicazione, ottobre 2008)

"Tonino Bettanini, 56 anni, dopo alcuni mesi come consigliere per la comunicazione integrata del ministro della Funzione Pubblica, Franco Frattini, è diventato in gennaio responsabile della struttura di missione per la comunicazione e informazione ai cittadini. Genovese, docente di sociologia nell'università della sua città, è stato capo ufficio stampa di Claudio Martelli, vice presidente del Consiglio e poi ministro di Grazia e Giustizia, ed in seguito ha lavorato con Francesco di Maggio all'amministrazione penitenziaria, con lo stesso Frattini ministro nel governo Dini. Ha collaborato con Toni Muzi Falconi in varie campagne di comunicazione, ha fondato la società di comunicazione Bettacom ed è stato responsabile della comunicazione integrata di Piaggio Aero Industries (aviazione civile). È autore del libro 'Io portavoce' e ha partecipato al progetto 'Giornalisti nella rete' dell'Ente dello Spettacolo".
(primaonline.it, 5 aprile 2002)

Milano - L' idea del confronto Martelli-Sama sembra sbocciare in aula, come d' incanto. Davanti alle telecamere il pm Antonio Di Pietro sommessamente propone: "Sama si trova casualmente a passare dal mio ufficio...". Casualmente? Sì, casualmente come un coniglio nel cappello di un prestigiatore. E' lo stesso Di Pietro, raggiante per l' okay dei giudici al confronto, a improvvisare un piccolo trasloco in aula: sposta una sedia, un microfono, e metterà l' ex vicepresidente del Consiglio e l' ex amministratore della Montedison uno di fronte all' altro. Il presidente Giuseppe Tarantola, stupefatto, lascia fare, in questo processo che ha tempi scenici da telefilm. I due testimoni-indagati vengono impietosamente piazzati lì per qualche minuto, a fissare, ciascuno, vari punti a caso nell' orizzonte ottico pur di sottrarsi allo sguardo dell' altro. Una volta erano amici, e tra loro si crea una frizione particolare, un attrito che produce in aula, in questa quindicesima udienza del processo contro il finanziere Sergio Cusani, due notevoli scintille. La prima: Craxi avrebbe incassato nel ' 92 altri soldi, di cui non si era mai saputo nulla. Si tratta di "5-7 miliardi", così dice Sama. E c' è di più. Craxi ha "diritto" a questi soldi nel ' 92 perché l' anno prima la quota di tangente per lo scandalo Enimont destinata a lui ammontava - è storia nota - a 70 miliardi in Cct. Ma quando il malloppo dei certificati venne convertito in denaro contante dallo Ior, la banca del Vaticano, l' operazione costò, dice Sama, tra gli 8 e i 10 miliardi di intermediazione. Craxi ci venne a perdere parecchi miliardi, non si capisce ancora se per colpa dei sacerdoti-finanzieri o per colpa di altri intermediari. Ma veniamo al confronto. Presidente Tarantola: "Il tribunale ha disposto questo confronto perché è essenziale nell' economia del nostro processo. Sama, lei quando è venuto da noi il 24 novembre, ha detto che per il Psi, per Craxi e Martelli lei non ha svolto alcuna attività diretta, ma di queste contribuzioni si è occupato Cusani. Oggi Martelli ha escluso la circostanza, ha detto che avrebbe ricevuto 500 milioni in contanti direttamente da lei. Che dice?". Sama: "L' onorevole Martelli ha ragione. Uhm, faccio un passo indietro. C' erano due fatture scoperte da Di Pietro sulle quali si sentiva odore di bruciato. Spiegai che erano servite per trovare denaro utile per una contribuzione ai politici. Oltre che alle segreterie dei cinque partiti, c' erano altri soggetti, promisi che avrei tentato di ricostruire... Ho già reso ampie dichiarazioni al pm, e a proposito di Martelli ho già detto che la somma gli è stata consegnata dal sottoscritto". Martelli: "Mi prendesti per un braccio e mi dicesti esattamente: ' Oh Claudio, questi sono soldi miei e della mia famiglia' ". Sama: "No, io questo lo contesto... Non c' era bisogno di spiegare". Martelli: "C' era bisogno eccome". Sama: "No Claudio! All' epoca non c' era bisogno di niente. Ce n' è stato bisogno adesso, perché siamo qui. In un' aula di tribunale". Martelli, ex delfino di Bettino Craxi, già interrogato nella mattinata, aveva volato alto. Aveva dato lezioni di classe politica agli altri testimoni eccellenti già sfilati davanti al tribunale. Rilassato, preciso, educato, citava Dante e persino il filosofo Georg W. Friedrich Hegel, coinvolgeva en passant l' eterno nemico Andreotti nelle decisioni fatali del caso Enimont e diceva che lui, per Enimont, non aveva mai avuto mazzette. Ma con il faccia a faccia le borse sotto gli occhi sembrano farsi più grandi perché i suoi occhi si stringono a fessura. Sama è ugualmente in imbarazzo. Va in cerca di parole. Chi dice la verità? Chi dice più verità dell' altro, mentre si sbranano? Martelli: "Se mi avessi detto che erano soldi dell' azienda non li avrei mai accettati". Sama: "Su questo ho le mie perplessità e continuo ad averle. C' è in ballo l' onorabilità della famiglia che impropriamente la stampa attribuisce al sottoscritto o a Raul Gardini, che non sono la famiglia Ferruzzi, ma sono Raul Gardini e Carlo Sama. Adesso bisogna fare chiarezza. In molti hanno detto che ricevevano soldi della famiglia". Martelli: "Tu me l' hai detto, non io. Come testimoni c' erano i miei collaboratori, Sergio Restelli e Tonino Bettanini" (ma ieri, interrogato in ufficio da Di Pietro, Bettanini avrebbe smentito Martelli, ndr). Sama: "C' eravamo solo noi due". Martelli: "Cattiva memoria!". Aggiunge dettagli, Martelli. Dice che Sama, dopo averlo ospitato nella sua casa di Ravenna, gli aveva portato, gonfia di biglietti bancari, la borsa, gliel' aveva sistemata in macchina. Martelli: "Mi offristi gentilmente del vino bianco e del formaggio grana, e dopo avermi detto: nessuno Claudio, può capire meglio di me la tua battaglia, il tuo rapporto con Craxi mi fa venire in mente quello mio con Raul... Ti ricordi questo?". Sama: "Accidenti, se me lo ricordo!". Martelli: "Mi avevi detto: mi sono permesso di preparare una cosa. Molto cavalleresco, e mi dette una borsa con questo denaro e mi disse: sia ben chiaro, sono soldi miei e della famiglia". Sama non è d' accordo. Lo ripete tre, quattro volte. Così, il pm Di Pietro prende la parola, e punta diritto ad allargare l' elenco degli indagati. L' importante, per lui, è che i due abbiano ammesso di aver reciprocamente preso e dato danaro. Pm: "Sama, perché va lei a dare i soldi a Martelli?". Sama: "C' era, all' epoca, dissidio tra Craxi e Martelli. Cusani era ed è amico di Martelli, ma più vicino politicamente all' onorevole Craxi, si sarebbe sentito in difficoltà... Mi chiese di provvedere. Ci siamo divisi i compiti, io provvedevo a Martelli e lui a Craxi...".
(Piero Colaprico, "Duello Martelli-Sama", La Repubblica, 14 dicembre 1993)

sfoglia settembre        novembre
autori
dvd
democrazya
rubriche

signori della corte sentenze italiane sentenze europee

il mattinale

errata corrige

commento del giorno

errata corrige

speciali

l'armadio degli scheletri

passparola

iniziative

no bavaglio

basta

basta

no bday

appello fini travaglio

arrestateci tutti

tutte le iniziative

Premi
Macchianera Blog Awards 2009
perche' voglio scendere

perch� voglio scendere

intervista agli autori

messaggio ai troll

feed

Feed RSS di questo blog Feed RSS di questo blog

feedburner

archivio


agenda 2010
agenda 2010
prossimi appuntamenti
vedi tutti gli appuntamenti
materiale infiammabile

IN EDICOLA
IN LIBRERIA

libri di chiarelettere

diffondi

voglio scendere

incolla il codice sottostante nel tuo blog o sito

premi

intervista agli autori


<[0.0935954000015045]>